Andare pensando. Primo Levi e la «zona grigia» (Un)
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La ricerca presentata si fonda sull'ipotesi che Primo Levi fin dalle prime pagine di Se questo è un uomo abbia sempre avvertito la dicotomia vittime-carnefici come una semplificazione eccessiva per una comprensione autentica dell'infamia del Lager. Il costrutto della zona grigia è presente, secondo l'autore, in tutto il processo testimoniale e creativo di Levi. Attraverso una riflessione connessa consapevolmente alla epistemologia della complessità ed emotivamente a una elaborazione del suo Io, la zona grigia si è definita sempre più, fino alla categorizzazione ne I sommersi e i salvati e al pervenire a una visione a tre della fenomenologia concentrazionaria: i carnefici, le vittime e coloro che tra le vittime (i salvati) sono stati toccati da questa esperienza. L'autore, in relazione a una lunga carriera professionale, propone ascoltando Levi che le esperienze del Lager possano avere, anche se ovviamente con esiti meno terribili, una mimesi in uno stabilimento industriale, indicando una estensione del costrutto della zona grigia nell'esperienza organizzativa contemporanea. Prefazione di Marco Belpoliti. Postfazione di Edith Bruck.
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