Cultura americana e il PCI. Intellettuali ed esperti di fronte alla «questione comunista» (1964-1981) (La)
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Durante la Guerra fredda, la questione comunista fu centrale nel rapporto tra gli Stati Uniti e l'Italia. Sul piano politico, la fase acuta del confronto con l'Unione Sovietica coincise con l'impegno di Washington di arginare con ogni mezzo la forza del Partito comunista italiano. L'avvio della Distensione internazionale e l'allentamento dello scontro ideologico tra i blocchi del mondo bipolare, tuttavia, fornirono agli Stati Uniti l'occasione per ripensare lo sforzo anticomunista, definire strategie diverse dal passato e avviare un dialogo con i dirigenti dei partiti comunisti in Europa occidentale. Nel caso italiano, ciò fu facilitato anche dai cambiamenti nella linea politica interna ed estera che il gruppo dirigente del PCI portò avanti nel corso degli anni Settanta e dall'avvicinamento dei comunisti al governo del paese alla fine di quel decennio. Divisi fra detrattori e possibilisti, gli osservatori statunitensi proposero letture divergenti della questione comunista in Italia, dei suoi risvolti sugli equilibri politici interni e sul piano internazionale. Il volume ripercorre le tappe dell'evoluzione del dibattito sul comunismo italiano negli Stati Uniti all'interno della comunità accademica, dei think tank e delle reti informali con lo scopo di analizzare la pluralità di voci che vi presero parte e misurare la loro capacità di influenzare l'azione di Washington.
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