Santa Maria al Bagno e l'accoglienza ai profughi ebrei
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Santa Maria al Bagno, sulla riviera di Nardò (Lecce), è sempre stata una località prescelta dall'uomo, sin dalla preistoria, per l'amena posizione, per le sue acque limpide e salutari, per il clima favorevole. Il rinvenimento di numerose tombe messapiche è un segno della precoce antropizzazione e gli antichi Romani avevano impiantato un centro termale. La fertilità delle sue terre aveva incoraggiato i cavalieri teutonici a fissare una loro dimora, che mantennero sino alla loro scomparsa. La presenza di una fonte sulla costa ne fece una sosta quasi obbligata per quanti solcavano lo Jonio per ruberie e saccheggi. Di fronte alle ormai numerose incursioni piratesche fu necessario difendere il sito erigendo nella seconda metà del XVI secolo una delle più grandi torri costiere, la torre del Fiume. Diverse vicissitudini, anche per vizi costruttivi, portarono al crollo della parte centrale del fortilizio, così da sopravviverne soltanto le maestose torrette angolari, poi note come "Quattro Colonne". La notorietà del luogo si legò all'accoglienza di molti ebrei liberati dai campi di concentramento, ma anche di slavi evacuati, tutti internati nel campo-profughi nr. 34 tra 1943 e 1947.
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