Fulvio Tomizza et l'anabase de la «Trilogia istriana». Ediz. francese
Prezzo
17,00 €
Nessuna tassa
Actis Grosso Maurice
Gallica-Italica
Libro in brossura
18 Giugno 2014
318
Nuovo
Tra epica ed elegia, Fulvio Tomizza prende atto del compromesso storico istriano del decennio 1945-1955 e lo trasforma in scommessa letteraria. Sviluppa così una trilogia romanzesca che dipinge un ascetismo al tempo stesso individuale e collettivo. Questa anabasi narrativa è inaugurata, in "Materada", dalla frattura dell'esodo e dal peso etico del ricordo della patria perduta insito nel dovere del ricordo. L'elaborazione del lutto e il dilemma identitario dell'esilio favoriscono poi la genesi di un mito ontologico originario che si sostituisce al dramma vissuto. L'esperienza della diaspora, ne "La ragazza di Petrovia", si materializza poi nella realtà dei campi di sradicamento e di ricongiungimento in Italia, uno spazio letterario alternativo in parte alimentato da una persistente negazione della realtà. Il duplice paradigma strutturale dell'esperienza corale della comunità istriana e della parabola esistenziale del protagonista illustra dunque simultaneamente l'inizio del radicamento nell'esilio e il fallimento dei fenomeni compensatori di perdita e assenza da esso sviluppati. Esperienze che trovano espressione ne "Il bosco di acacie", fase conclusiva dell'evoluzione psicologica dei rifugiati e preludio a un nuovo radicamento. Il fiorire di un'identità ibrida, in equilibrio tra continuità ancestrale e nuova proiezione identitaria, si manifesta così nella conclusione della "Trilogia istriana", speculare illustrazione epifanica della tragedia storica che ne è all'origine.
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