Olimpo abbandonato. Leopardi tra «favole antiche» e «disperati affetti» (L')
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Perché l'essere? Perché il male? Perché il nulla? E ancora: di fronte all'irrompere dilagante dell'ottimismo razionalista, che ne è della poesia? Quali le sue possibilità in un mondo, come quello moderno, incapace di narrare ancora "favole", ma che, nella "disperazione" dell'affetto, non può tuttavia rinunciare alla memoria? Distante sia dai classicisti sia dai romantici, Leopardi reinterpreta i miti in termini antropologici e ontologici, chiamandoli con pregnanza vichiana "favole antiche" e inserendosi nel grande dibattito europeo sulla morte o resurrezione degli dèi. Nella sua visione, il tramonto dei miti coincide con la perdita della fantasia creatrice, la quale si alimentava della facoltà di ascoltare la natura e di parlare con essa.
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