Io sono le mie parole ha scritto Bob Dylan: in occasione dei suoi settant'anni sono qui raccolte le voci di compagni di strada (come Joan Baez, innamorata di lui e la sua chitarra e le sue splendide, sconnesse, mistiche parole, Allen Ginsberg e Fernanda Pivano) e di chi è cresciuto con le sue canzoni (da Richard Gere a Bruce Springsteen, per il quale è stato il fratello che non ho mai avuto). Non mancano i cantautori come De André e Guccini (Dylan è le nostre idee di allora, le nostre discussioni di politica e di musica), con una canzona tradotta da Patrizia Valduga e testi di Stefano Benni e Carlo Feltrinelli, senza dimenticare il rapporto di Dylan con Obama, di cui parla scrive Carrera: Hey! Mr. Tamburine Man, play a song for me!. Con una divertente e semisconosciuta finta lettera scritta dallo stesso Dylan alla madre della Baez, riemersa dai cassetti della Folksinger.