Dieci giorni che sconvolsero il mondo (I)
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Nel settembre 1917, un giovane e avventuroso giornalista americano, John Reed, giunge in Russia, nel pieno fermento della rivoluzione. La situazione è critica: le masse operaie e contadine sono stremate dagli stenti e dalla guerra, i possidenti non cedono di un passo davanti alle richieste di riforme e la sinistra moderata sembra essere assoggettata ai potenti. È allora che i bolscevichi, tra le cui file emerge Lenin, raggiungono un seguito fino a pochi mesi prima inimmaginabile. Reed intuisce immediatamente che i conflitti in corso stanno per giungere a una svolta che sconvolgerà le sorti del Paese e inizia a comporre un documento eccezionale, dal quale emergono i sentimenti di un popolo fortemente provato, che ha subìto ripetutamente privazioni e ingiustizie. Reed, mimetizzato tra le folle esasperate, descrive, con imparzialità e chiarezza, la visione dal basso, quella degli operai, dei contadini, dei soldati e della povera gente, offrendo la più lucida chiave di lettura sulla reale spinta che portò a compimento una rivoluzione che ha fatto la Storia.
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