Cinema e qualche film. Alfabeto critico per nuovi spettatori (Il)
Prezzo
20,00 €
Nessuna tassa
Spila Piero
Falsopiano/Cinema
Libro in brossura
10 Novembre 2016
240
Nuovo
«Apro gli occhi e non vedo niente». La paradossale battuta pronunciata dall'Ombra in apertura di Arca russa, il capolavoro di Sokurov, può servire anche come epigrafe a una certa idea di cinema moderno, in cui non è più l'autore a vedere e a guidare l'azione e il racconto, ma a farlo è la macchina da presa, la performance tecnica dell'operatore, lo sguardo dello spettatore trascinato dentro la storia e diventato oggetto della visione. Arca russa, film-limite del 2002, può collegarsi idealmente ad un altro film-limite di 70 anni prima, Aurora di Murnau, girato con la stessa concezione del movimento di macchina, la stessa esigenza di sovrapporre ad un certo punto lo sguardo dello spettatore all'emozione del narratore. C'è un'intera storia del cinema tra questi due film, il cinema è diventato sonoro, a colori, tridimensionale, digitale, ma la dialettica della visione e dell'emozione è rimasta inalterata. La scommessa di questo libro è che parlando dei film di Buñuel o Resnais, degli incontri con Jakobson o delle vicissitudini di Ejzenstejn nella Russia dei soviet, in realtà si parla dell'infinito presente materializzatosi nel cinema, in cui tutto convive e si tiene: lo sperimentalismo dei film del New American Cinema con le performances ottiche di Méliès o Man Ray, le provocazioni situazioniste di Matrix con la realtà virtuale di Avatar o Interstellar, i melò hollywoodiani di Sirk e Preminger con le ciniche narrazioni di Vince Gilligan di Breaking Bad e Better Call Saul.
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