Arco, il telaio e la tempesta (L')
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22,00 €
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Vi sono parole antiche, enigmatiche e dall'incerta etimologia, che risultano difficilmente traducibili. Una di queste è kairòs, parola greca che nel corso della sua lunga storia ha attraversato svariati campi del sapere e della conoscenza, caricandosi di valori sempre diversi e talora anche opposti. Ma quali sono i suoi significati, tali da meritargli il riconoscimento di tanta importanza? A partire dalla risposta data a questo interrogativo, l'autore ha colto la possibilità definire un certo ordine per la pluralità di gesti che caratterizzano il fare e l'agire dell'uomo. Si delinea così una triplice partizione, corrispondente a tre dimensioni fondamentali del kairòs: la tempestività, il temporeggiamento e la temperie. Esse trovano la loro rappresentazione in altrettante scene che il poema omerico dell'Odissea ha reso eterne: la freccia scoccata da Odisseo, capace di trapassare con assoluta precisione gli anelli di dodici scuri; il filo della trama che Penelope tesse all'infinito, in attesa di ricongiungersi allo sposo; la tempesta, nata dalla mescolanza di condizioni climatiche e atmosferiche diverse, che impedisce il ritorno dell'eroe alla terra paterna. In forme e contesti anche molto distanti, i tre paradigmi del kairòs si ripetono nel tempo, e si ritrovano ad esempio nella fotografia di Cartier-Bresson, nel cinema di Warhol o nella musica di Xenakis, come pure nell'incessante pioggia di atomi epicurea dalla quale è nato e si evolve di continuo il mondo che abitiamo.
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