Il potere normativo del Presidente del Consiglio dei ministri, che si manifesta, nella forma di d.P.C.m., quale fonte di imponente diffusione quantitativa e di straordinario rilievo qualitativo, è reso oggetto di indagine avuto riguardo all'impatto sugli equilibri endogovernativi e sulle dinamiche della produzione normativa del Governo complessivamente considerata. Alla riflessione sulla figura e sul ruolo del Presidente del Consiglio dei ministri nella esperienza statutaria e nei lavori della Assemblea costituente, si accompagna l'inquadramento, nel contesto della organizzazione costituzionale dei poteri, del fenomeno del conferimento ai d.P.C.m. di competenze normative in ampi e significativi ambiti materiali. Tale tipologia di fonti, che esprime un riposizionamento del potere normativo dalla dimensione collegiale nella direzione del vertice dell'Esecutivo, viene analizzata in seno ad un quadro critico-ricostruttivo che ne apprezza l'entità, quantitativa e qualitativa, nonché il concreto modo di manifestarsi, e ne individua i riflessi sul sistema delle fonti governative, sulla forma di governo e sulla forma di Stato.