Nemici della città. Caccia alle streghe e potere politico: dalla cronaca di un processo di stregoneria alla storia di un modello
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Szeged, pianura ungherese, 1728: la prolungata siccità ha messo a rischio i raccolti, la carestia incombe, si diffondono sospetti mostruosi, racconti inquietanti. Si mormora che una compagnia stregonesca organizzata di tutto punto abbia venduto la pioggia ai Turchi e prelevato i frutti della terra. Il Consiglio cittadino, impegnato in un aspro conflitto con Vienna per la salvaguardia delle autonomie locali, accredita le dicerie e imbastisce un processo che condurrà alla morte di diciotto persone, per lo più guaritori e levatrici, accusate di patto diabolico e di innumerevoli malefici. La vicenda, ricostruita a partire dalle deposizioni dei testimoni e degli imputati, si rivela paradigmatica della complessa relazione tra caccia alle streghe e potere politico, sullo sfondo della problematica modernizzazione che ha investito le società europee tra XVI e XVIII secolo. Fenomeno che ha scandito, paradossalmente, l'ingresso del nostro continente nella modernità, la caccia continua ad essere una ferita aperta, anche per avere originato un modello persecutorio efficace e pronto all'uso in contesti diversi, basato sulla demonizzazione di un nemico interno dal quale la città deve difendersi.
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