Ispirandosi liberamente all'opera del Belli e del Porta, Gabriele Mistrangelo dipinge nei suoi Sonetti la Milano moderna. Per farlo, non utilizza il dialetto, ma quella lingua composita che viene parlata per le strade cittadine. I suoi personaggi sono emigrati del sud Italia, extra-comunitari, operai, donne di vita, gente di ogni risma. Questi tipi umani innestano il proprio vernacolo sulla parlata lombarda, venendo a creare un idioma assolutamente originale. Come dice egli stesso nell'introduzione, egli descrive la parte meno istruita della città, e per farlo si è servito di un gergo corrotto, che è ancora italiano, ma un italiano tutto guasto, da analfabeta di ritorno. I versi di Gabriele Mistrangelo ricalcano perfettamente la lingua orale; perciò, non si scandalizzi il lettore se vi troverà espressioni volgari, solecismi, barbarismi e neologismi a iosa, oltre a tutto quello "che l'ampio fiume della lingua parlata trascina con sé". I sonetti milanesi di Gabriele Mistrangelo sono una rappresentazione iperrealistica di Milano e dei suoi cittadini. In essi la sua vena satirica trova la sua più alta espressione, pur sapendo che le idee dei suoi milanesi potrebbero suscitare scandalo.