Una raccolta di "non-racconti", in cui la realtà del comune sentire lascia luogo a una esperienza più universale, archetipica, atemporale, ove ritrovare gli interrogativi più autentici e drammatici dell'esperienza del mondo, pur entro una cornice di senso conquistato. Una vivace e babelica pluralità di interlocutori, di simboli, di stili linguistici e di generi letterari, in costante omeostasi a latere, intesa come scambio di avvenimento e riflessione, testimonia l'impossibilità del tempo chiuso proprio della narrazione, suggerendo tessere comunicative dense di colori, suggestioni e sensazioni, in cui Cronos si pone come demiurgo e artefice assoluto.