C'era un cielo biancazzurro. Quell'assurda, eroica voglia di tifare Lazio
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«Una mattina come tante. Scatta il verde al semaforo di Ponte Duca D'Aosta e sono in pieno Foro Italico, con l'Olimpico sullo sfondo. È in quel preciso istante che, per motivi insondabili, un passato morto e sepolto riprende vita». Comincia così un viaggio nella Lazialità, raccontata attraverso episodi per lo più dimenticati, personaggi più o meno probabili, ma soprattutto sensazioni ed emozioni da tifoso "non organizzato": la missione di Chinaglia e il suo "tradimento; il rombo impressionante al gol di Re Cecconi, che piegò il Milan all'ultimo secondo; il colpo provvidenziale del dimenticatissimo Giovanni Carlo Ferrari; Maestrelli che insorge («qualcuno mi ha pugnalato alle spalle»); D'Amico che batte da solo il Catanzaro per salvare (inutilmente) la Lazio; lo strano incantesimo dei quattro portieri lombardi; il caso Cordova e lo scandalo scommesse, che fu la fine del sogno. Pennellate di un quadro da cui traspaiono vizi e virtù del tifoso laziale. Anzi, del tifoso biancazzurro, secondo un cromatismo magari inesatto ma che identifica un'epoca e pesca nella vera anima di una eroica e fierissima minoranza.
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