Francesco Ferrandu dona nuova e viva voce all'orrore, la disperazione, la generosità, la speranza, l'umanità e la paura raccontati da Giulio Bedeschi nel 1963 in "Centomila gavette di ghiaccio". E lo fa componendo un "poema epico" in terzine dantesche, con una perfetta padronanza dell'endecasillabo e una chiarezza e una semplicità che suscitano tutto il nostro più vero e sentito rispetto e la profonda ammirazione per non aver lasciato che il disperato sacrificio di tanti uomini andasse perduto.