Renitente alla levatrice
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Ampio e in sé tipicamente avanguardistico è lo strumentario retorico e stilistico dispiegato da Di Maggio: anfibologie, anagrammi, sostituzioni, sciarade, palindromi, omofonie, omografie, neologismi, grafismi, figure etimologiche, dislocazioni linguistiche amplissime, che vanno da un linguaggio iper-colto a tecnicismi scientifici a registri bassi da parlato. Questi ritrovati, attuati in abbondanza ad ogni verso, conferiscono alla poesia del nostro autore un aspetto ludico, che tuttavia non attesta, come nell'avanguardia storica, un'impotenza o una divergenza "schizomorfa" del linguaggio rispetto alla realtà. Piuttosto è a partire dal tentativo di un radicale recupero di realismo linguistico che il verso si accende di invenzioni e la parola diventa funambolica. La giocosità del linguaggio rispecchia, infatti, quella che si riscontra nelle cose stesse, l'espressione travolge gli schemi ordinari in cui è di solito costretta assecondando l'evoluzione libera, a volte congiuntiva, altre disgiuntiva, con la quale la realtà accade e tesse la propria fitta ragnatela di relazioni, richiami, rimandi, visioni, allusioni, illusioni.
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