Che chi abbia il coraggio di raccontarsi attraverso la poesia porti con sé l'idea di essere "un po' matto", beh, questa è cosa normale. E proprio su questo gioca Vincenzo Bua nel dare il titolo alla sua silloge. Storie d'un folle normale, storie per ricordare che la follia, almeno un briciolo di follia, è insita in tutti i cuori, e che la normalità è solo il cappello che ci si mette per essere accettati, ciascuno nella propria specifica individualità. E detto questo non resta che iniziare il viaggio nelle storie che Vincenzo Bua ci narra, storie che si snocciolano come matrioske, una dentro l'altra, una collegata all'altra come i fatti della vita. Linea rossa che le unisce tutte, ovviamente, l'interiorità, il sentire dell'autore, origine e transito di fatti che trovano nella poesia la loro compiutezza. Ma per riuscire ad accogliere le emozioni, per farsi vaso, Vincenzo Bua deve prima svuotare se stesso dalle troppe parole e dai pensieri che in qualche modo inquinano. Ecco quindi il ruolo fondamentale del silenzio.