Un incontro che segna la vita, un incontro fra chi ha perso un figlio e chi figlio non lo è mai stato. Unire le disgrazie può essere la soluzione, la spinta per ricominciare da zero e riuscire a fantasticare e descrivere, raccontare e trasmettere. E forse anche a trovare le parole per spiegare ciò che si era, un passato che vogliamo cancellare, e per trovare quell'equilibrio che ci porterà a una via d'uscita. È nell'arte che si cerca aiuto: quella forza liberatrice essa stessa in equilibrio tra scienza ed etica, tra ragione e follia. Per comprendere che la vita è come un cerchio disegnato nel vento, un vento che urla, si muove, si lamenta, getta in balia le esistenze dei personaggi per i quali, in un gioco assurdo, l'autore prova pietà. E infatti alla fine sarà la protagonista stessa che prenderà voce per narrare in prima persona il finale della sua storia, ricordando le parole che avevano dato senso alla sua rinascita.