Non è un interludio giocoso, non sono semplicemente versi per bambini. Non è una riflessione esistenzialista, non è uno struggente soliloquio amoroso. O, per meglio dire, non è solo questo. O magari è tutto questo, allo stesso tempo, in un cocktail e calderone ribollente di emozioni, sensazioni e sensibilità tutta femminile. La raccolta di Angela Berrino, intitolata Pa-ro-le, certamente non è una silloge di componimenti ampollosi o autoreferenziali. È invece esattamente l'opposto: un fiume di pensieri sciolti liberamente in versi anarchici, con l'immediatezza di un poeta ispirato dall'illuminazione di un bagliore improvviso. L'aspetto più interessante dell'opera è costituito proprio dalla sua sorprendente versatilità tematica, intesa come pluralità corale e molteplicità di contenuti, coniugata all'eclettismo e alla poliedricità della forma, capace di adeguarsi camaleonticamente alle frequenti (e radicali) variazioni di tono ed argomento.