Ne "Il mondo non ascolterà" il Reverendo Stone chiama in causa il Corano, la Bibbia, Lou Reed, la poesia, i Lego, la storia, la politica, la nutella, Jeeg Robot, Antonin Artaud, Paolo Conte e infiniti altri nomi e mondi. È difficile fare ordine, e forse anche inutile. Sono affollatissime queste pagine, colme di citazioni e suggestioni, eppure c'è spazio anche per la solitudine, c'è spazio (e verbo) per un Io lirico che (anche suo malgrado) resta al centro del racconto. I "luoghi" hanno un peso decisivo in questa raccolta. Territori della memoria, dell'infanzia (dei "magnifici" anni Ottanta), e luoghi emotivi, dove la geografia e i sentimenti trovano una declinazione comune (è il caso di una Berlino viva e vivida, che qui è madre e matrigna, amante pericolosa e seducente). È provocatoria questa scrittura, talvolta crudele, e fin dall'inizio contraddittoria laddove nell'incipit il Reverendo Stone celebra l'inutilità delle parole, convinto (e convincendo) che il mondo, appunto, non ascolterà. Che le parole (e la poesia) non basteranno.