«In questa bella fiaba l'autrice ci invita, con uno stile molto piano ma ricco di suggestioni, ad addentrarci in una dimensione psicologica assai drammatica (quale è di solito quella di tutte le fiabe, ma forse, in questo caso, anche un poco di più): si tratta della dimensione dell'incontro della donna con aspetti persecutori maschili interiori. Ella è spesso spinta, quasi per un'assoluta ed inderogabile "necessità", ad affrontarli all'esterno di sé, ovvero a tentare di neutralizzarli con la propria stessa femminilità ed a "domarli", poi però sperimentandoli dolorosamente, malgrado tutto, sulla propria pelle.»(dalla prefazione di Volfango Lusetti)