Questo libro non è un trattato di etruscologia. (...) Non è neanche un prontuario particolareggiato delle antichità etrusche, per esserlo esaurientemente dovrebbe avere una mole assai maggiore che accontenterebbe gli specializzati ma rischierebbe di annoiare i dilettanti. Questo libro, infine, non è un itinerario completo dei luoghi d'Etruria. Questo libro, invece, è una specie di vagabondaggio per le città morte e le città vive d'Etruria, sollecitando, da queste o da quelle, la conferma della permanente validità di un dialogo intimo fra il nostro spirito e ciò che resta di quel mondo antico (dall'introduzione dell'autore). Ed è proprio l'intimo rapporto tra l'autore e l'Etruria al centro del suo vagabondare che coinvolge anche il lettore così da spingerlo a curiosare tra le origini, le vicende, i reperti archeologici e i mille aneddoti di una civiltà che ancora non ci ha detto tutto della sua storia.