"Questa silloge di Novella Ferri è poesia nella sua più alta funzione interiore e ideale, l'unico modo per l'autrice di far emergere e fissare, salvandolo dalla caducità dell'esistenza, quanto di più vero e vitale c'è nell'essere umano. La lirica della Ferri volta le spalle al puro senso e alla pura ragione, è coscienza del vissuto nella sua totalità e della complementarità dei suoi opposti, è il luogo privilegiato, intimo e sincero, dove ricercare una rappresentazione stabile del Sé." (dalla prefazione)