Ci sono momenti in cui Dio tace. Ci sono momenti in cui il grido dell'uomo urta contro questo silenzio e ritorna all'uomo sotto foma di eco implacabile. Di questo silenzio il nostro secolo, con la sua schiera di carneficine e di genocidi, porta le stimmate. Rimane più che mai attuale la lagnanza di Giobbe contro la sofferenza e la banalità del male. Il silenzio è però anche il luogo, il "nessun luogo", che solo può manifestare la divinità intesa come totalmente altro e come perenne altrove. Solo il silenzio, infine, può esprimere adeguatamente l'amore. Sono questi i tracciati lungo i quali si snoda la meditazione della scrittrice e filosofa francese Sylvie Germain.