Documentare l'arte con l'arte. Le pitture delle tombe etrusche di Tarquinia nell'opera di Adolfo Ajelli

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Edizioni ETS
Cataldi Maria
Quaderni dell'Associazione «Amici delle tombe dipinte di Tarquin
Libro in brossura
11 Novembre 2021
183
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Prefazione «Particolare della parte destra della Tomba dell'Orco I (Velia). Tavola a tecnica mista di Adolfo Ajelli. Nel 2015, Mariolina Cataldi, già funzionaria archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria meridionale e Presidente dell'Associazione "Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia", riportò a chi scrive, all'epoca Soprintendente archeologo del Lazio e dell'Etruria meridionale, la notizia della disponibilità della famiglia Ajelli a cedere allo Stato le 113 tavole in tecnica mista riproducenti le tombe visibili, tra il 1930 e 1940, nella necropoli dei Monterozzi e realizzate da Adolfo Ajelli in quegli stessi anni. Nel 2009 Romeo Ajelli, nipote ed unico erede di Adolfo, manifestò per la prima volta, all'allora Soprintendenza dell'Etruria meridionale la volontà di vendere l'intera collezione "...è mio interesse, affinché questa opera storico culturale, non venga nel tempo smembrata, ad addivenire alla vendita della medesima. Chiedo pertanto a codesta spett. Soprintendenza, una proposta di acquisizione dell'opera medesima..." rendendosi così ufficialmente disponibile ad accogliere una proposta di acquisizione da parte dello Stato che mai arrivò'. Dopo la morte di Romeo Ajelli, avvenuta nel 2014, i figli unici eredi della collezione, nella consapevolezza del volere del padre, rispettarono l'impegno preso e così la collezione fortunatamente non venne smembrata. Di conseguenza, nel 2015, su richiesta della Soprintendenza, la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, ora Direzione Generale Musei, mise tempestivamente a disposizione la somma necessaria all'acquisizione delle opere2. L'acquisizione avvenne di fatto 1'11 marzo con l'accettazione della proposta di acquisto, avanzata dalla Soprintendenza, da parte dei tre eredi. Questo atto conclude felicemente una vicenda che ebbe inizio negli anni '80 del 1900, quando Mariolina Cataldi venne a conoscenza, per il tramite di Bruno Blasi, dell'esistenza degli acquerelli di Ajelli, e avviò fin da subito un tentativo di organizzare, insieme a Claudio Bettini, un'esposizione nelle sale del Museo di Palazzo Vitelleschi, ma il progetto purtroppo non andò in porto. L'importanza degli acquerelli fu subito compresa dagli studiosi dell'epoca ed infatti tra il 1931 e il 1934 il museo di Firenze, nella persona dell'allora Soprintendente Antonio Minto supportato dagli autorevoli pareri del Prof. Pericle Ducati...» (Dalla Prefazione)
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