«Era l'autunno del 1964 quando il successo spettacolare del romanzo autobiografico La Bâtarde irrompe sulla scena letteraria capovolgendo il destino di un'autrice che aveva fatto della sua vita oscura e tumultuosa la materia privilegiata, ossessiva di quasi tutta la sua opera e di quest'opera la ragione della sua vita. Violette Leduc aveva scritto un libro incendiario, d'un'intrepida sincerità, allora impensabile per una donna, in una lingua vigorosa e sincopata, visionaria e meravigliosamente barocca... La Bâtarde non è una cronaca memoriale, un romanzo di formazione, una ricerca del tempo perduto. È la trasposizione romanzesca di una vita. Non è un regolamento di conti ma una spietata requisitoria contro di sé e al tempo stesso una redenzione. Da qui l'integra sincerità di cui le fa merito Simone de Beauvoir. E come preciserà Violette Leduc stessa a un giornalista: Ho cercato di essere franca, perché non c'è nessuna ragione che sia riservato agli uomini di parlare delle questioni intime. D'altronde, quando scrivo, posso raccontare tutto, niente m'imbarazza. È perché non penso al lettore. Sono sola con me stessa. Dico tutto, ma mi sforzo di metterci del gusto, del tatto: lo faccio per me... Lo scalpore sollevato in Francia dalla Bâtarde - la prefazione di Simone de Beauvoir servì da trampolino - ebbe risonanza mondiale. E lo scandalo che il libro suscitò restò negli annali... Benché tutti i libri di Violette Leduc siano di pregevole fattura, La Bâtarde resta l'opera più indicata per accedere al mondo di un'autrice troppo in anticipo sui tempi». (dalla postfazione di Carlo Jansiti)