Mistero della morte di Cenzina Di Cagno. «Suicidata» dal marito (Il)

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Adda
Cristallo Michele
Narrativa
Libro in brossura
30 Novembre 2021
142
Nuovo
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Lunedì 29 dicembre 1902: poco dopo le 6,45, una forte detonazione rompe il silenzio nel villino abitato dal tenente Vito Modugno in Corso Vittorio Emanuele a Bitonto. L'esplosione, proveniente dalla camera da letto di Vito e Cenzina, è udita per prima dalla domestica Domenica Bonasia che accorre nella camera da letto dove si trova di fronte a una scena raccapricciante: Cenzina Di Cagno giace ripiegata sul lato sinistro; dalla testa scorre un fiotto di sangue. La poveretta respira a fatica e pronuncia una sola parola: «Madonna mia!». La domestica in pieno panico inizia ad urlare per chiedere aiuto. Alle sue grida accorre il tenente Vito Modugno proveniente da una stanzetta al di là della terrazza, adibita a gabinetto. Dopo circa mezz'ora viene allertato il medico condotto Raffaele Gallo il quale si rende subito conto della gravità della situazione: Cenzina, è stata colpita da arma da fuoco nella regione temporale sinistra, a pochi centimetri dall'orecchio. Dal foro esce ancora sangue misto a materia cerebrale. Ma, quale arma da fuoco se nel letto in quel momento non c'è traccia di pistola o altra arma? Tra il cuscino e il materasso spunta una busta verdognola, contenente un foglio grigiastro sul quale, sotto la data "Bitonto 28 dicembre 1902" è scritto, tra l'altro, «Rimorsi gravissimi mi obligano (sic) a togliermi la vita così penosa e triste». Sembrerebbe un suicidio, ma l'autopsia, testimonianze e circostanze emerse nel corso dell'istruttoria alimentano l'ipotesi di uxoricidio. Il 13 gennaio 1903, su requisitoria del pubblico ministero, viene emesso il mandato di cattura a carico del tenente Vito Modugno «imputato di omicidio aggravato e qualificato per la circostanza della premeditazione in persona della moglie». Il caso ha un'eco straordinaria nell'opinione pubblica; la vittima appartiene ad una ricca famiglia di banchieri baresi, l'imputato è un ufficiale dell'Esercito con un passato molto discusso e il caso diventa nazionale. Il processo si svolgerà a Perugia, per legittima suspicione. Impegnerà ben 96 udienze. I giudici popolari si divideranno a metà: sei a favore della parte civile, sei a favore dell'imputato. Il tenente, grazie al principio "in dubio pro reo" verrà assolto. Ma il mistero della morte di Cenzina alimenterà ancora per molto tempo i dubbi iniziali e le cronache dei giornali.
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