Questo discorso del 1843 è uno sviluppo del concetto di edificante successivo a La prospettiva della fede e si presenta come un commento alle parole dell'apostolo Giacomo: Ogni dono buono, ogni dono perfetto è dall'alto. Queste introducono alla controversa questione della teodicea come coniugare il bene proveniente da Dio e il male del mondo - declinata dal filosofo danese in chiave esistenziale, spiega Umberto Regina nell'Introduzione, ripartendo dalla caratteristica distintiva dell'uomo: l'esistenza. L'uomo in quanto esistente ha un rapporto edificante con Dio: rispetto all'Eterno si innalza senza mai unirsi completamente. All'idea, avanzata da alcuni filosofi moderni, di una compromissione di Dio nell'imperfezione del mondo Kierkegaard risponde con il salto della fede, somma possibilità donata all'uomo per vincere sul male.