Su Schopenhauer. Marginalità filosofico-pedagogiche
Prezzo
19,00 €
Nessuna tassa
Mattei Francesco, Casalini Cristiano
Teoria e storia dell'educazione
Libro in brossura
04 Novembre 2016
160
Nuovo
In tempi di razionalità debilitata, di emozioni da educare, di visioni del mondo irrimediabilmente lontane dalle lusinghe del progresso da realizzare ad ogni costo, non è del tutto peregrino gettare uno sguardo veloce su chi delle peripezie della ragione è stato cantore forse inarrivabile. Peripezie sostanzialmente declinate come regresso costretto, come disavventura storica non revocabile, come frattura non sanabile. Da questa costatazione quasi banale è nata la curiosità di rileggere qualche pagina di Schopenhauer, autore spesso descritto come il cantore principe dell'irrazionalismo, ma a lungo corteggiato da una letteratura filosofica idealista e marxista che ha visto in lui il portatore di un paradigma fortemente interpretante. Schopenhauer è stato infatti per molti neo-moderni il maestro di ermeneutica, un maestro che li ha aiutati a comprendere il dissolversi di un mondo che si credeva e voleva solido, razionale, redento. Ma in lui non c'è redenzione, e rara redenzione si profila anche nel decostruzionismo di molti illuminati cantori delle nuove sorti progressive. Proprio quelle stesse sorti nude e dimesse che sembrano profilarsi per la pedagogia, prigioniera di volontarismi, esortazioni e ripetizioni tecnicistiche. La naturalità innatista schopenhaueriana potrebbe forse rappresentare, in materia, un farmaco da risveglio salutare.
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