Di pari passo

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Luraschi Lina
Libro in brossura
14 Ottobre 2019
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"Io sono pensiero inchiostro pergamena / ingabbiata in radicato vizio / di trapassare nude mani / crepe pieghe terra carne / in un gelido budello di annodate assenze / e sul braccio piegato a cuscino / macino il mio grumo di terra / al sapore di ruggine e sangue". È il testo proemiale, introduttivo, di questa raccolta di Lina Luraschi, Di pari passo: un testo in cui emergono, come vere e proprie indi-cazioni di poetica, almeno due passaggi, ossia il primo verso e il penultimo. Certo, già il titolo della silloge, Di pari passo, è di per sé sufficientemente significativo di una vo-lontà di auscultare la vita nei suoi gangli anche più dolorosi, mettendo in scena un progressivo, "meditato", avanzamento nei territori dell'anima "di pari passo"; ma questi versi evidenziati, il primo cioè e il settimo, svelano la consapevolezza dell'Autrice nei confronti della natura della sua ope-razione ("pensiero, inchiostro, pergamena") e della stessa consistenza del proprio creaturale ego come "grumo di terra" con cui fare quotidianamente i conti. C'è, infatti, nel primo una sorta di climax emozionale che porta il discorso da una pregnanza in praesentia (il "pensiero", come coscienza dell'hic et nunc) verso una progressiva descensio, una di-scesa all'indietro (l'"inchiostro", prima, e l'allusivo supporto della scrittura, la "pergamena"): "una sfida antica", la chiama così nel secondo testo, come dire una messinscena di sé nel teatro del "tem-po", che si svolge, come una faticosa battaglia con i propri fantasmi nei notturni ambulacri dell'anima, "sotto pelle", in "una memoria di carne", reclamando spazio per il "pensiero" attraverso l'"inchiostro", la scrittura. Ecco, è in queste dinamiche che si svolge e articola il percorso emozionale e scritturale di Lina, nel "miraggio di una rotta" che sempre si intravede verso la decifrazione dell'"enigma", il mistero della voce segreta delle pulsioni e dei sogni, dipanando attraverso le parole "il filo del labirinto" che è co-sciente di seguire con calma determinazione ma senza forzature, come si dice nel testo che dà nome alla raccolta, lasciando parlare il corpo, il desiderio di un altrove e di un oltre: incurante di "rèmore", della "spina del ricordo", nel "silenzio come unico bene" e con la coscienza dei propri mezzi e delle proprie risorse, in perfetta equidistanza tra disperazione e felicità. Vincenzo Guarracino
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