Non avrai altro idolo all'infuori di me. 50 appunti per un «esodo» dalla biocrazia capitalista
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Tutto cambia dopo il Covid, ma non l'idolo-capitalismo. O meglio: ce lo teniamo e continuiamo ad adorarlo o a subirlo in una sua nuova variante. Il titolo del libello - che prosegue l'indagine iniziata con L'inconscio è il mondo là fuori - riecheggia e parodizza un noto versetto biblico: Non avrai altro Dio all'infuori di me (Es 20, 3). Lì si vuole significare il primato dell'inquantificabile, dell'invisibile, dell'incapitalizzabile, qui il senso è capovolto e invertito: Non adorerai se non me che sono un idolo, Non avrai altro capitale all'infuori di me, io che non sono dio mi faccio dio, il tuo dio, e tu mi adori e mi adorerai per sempre per sempre per sempre. Mentre il divino, il Mistero, la Vita (o quale sia il suo nome) è nel segno del dono, dell'abbondanza e dell'amore, l'idolo sta in quello della scarsità, del ricatto e della seduzione, travestiti da merito, da promozione e successo. Di fronte all'infuriare del capitalocene, che è un regno della morte, un thanatocene, l'intelligenza della vita dentro e fuori ci chiama a un risveglio, a una nuova radicale mutazione, a un passaggio profondamente trasformativo. A un nuovo esodo, perché dove c'è pericolo, cresce anche ciò che salva, ci sussurra il grande Holderlin.
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