La perdita è un tema da un lato troppo presente, dall'altro ancora lontano: idea assillante ma sospesa sul vuoto dell'esperienza che avrebbe potuto sostanziarlo di pensieri e sentimenti reali. Forse la condizione giusta, né troppo dolorosa né troppo distaccata, per pensare la morte propria e delle persone che abbiamo amato, non si da mai. La morte, come coscienza che siamo destinati a scomparire a uno a uno, come dicono Rossanda e Fraire, è il grado zero della rappresentazione, l'impensabile. Tra tutte le opposizioni incomponibili che danno un'impronta tragica alla vita, la più resistente ai nostri sforzi di pacificazione è sicuramente quella di un Io costretto a riconoscersi straniero nel proprio corpo, parte del ciclo biologico e, al medesimo tempo, di una natura speciale, irriducibile alla materia di cui sono fatti gli altri viventi.