La saturazione mediatica, l'esasperazione della comunicazione visiva, ci ha portati alla crisi del terzocchio, che è il simbolo della crisi del vedere! Da una parte la vita quotidiana è permeata di immagini e definire perciò solo i fenomeni di questa convivenza sarebbe insufficiente. Dall'altra la dimensione etico-estetica, la sua performatività nello scambio con il sociale, diviene il gap con il quale il sensorio si confronta. La dimensione delle suddette anomie rioccupa artificialmente il concetto di mediale, di ars, dalla quale l'operatività artistica pareva essere stata allontanata, con l'affacciarsi del binomio produttivo capitale/linguaggio.