Astrazione e silenzio nel cinema d'autore. Dal linguaggio letterario al linguaggio filmico: le valenze semantiche del non-detto
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"Il silenzio - come sostiene il regista Roberto Faenza - viene valorizzato in questo libro in quanto "oggetto" rappresentativo del pensiero, negazione del segno linguistico che si sostituisce e interrompe la parola. Ed è così che le pause diventano un vero e proprio tracciato discorsivo, più e meglio della parola. Silenzio, pertanto, come rifiuto dell'omologazione culturale, traccia di "senso", "scarto" tra voce e assenza di voce, filiera discorsiva, sorta di "presenza" tra le parole, tra le immagini e "nelle" immagini. Ovvero come esigenza del pensiero, dell'intelligenza, della dignità. In definitiva, della ragione". Giuseppe Melizzi ha delineato una sapiente indagine della struttura di tre film: "Il silenzio del mare" di Melville, "Marianna Ucrìa" di Faenza e "II Vangelo secondo Matteo" di Pasolini. Un originale studio sul linguaggio filmico che rivela e scopre le numerose e inesplorate valenze semantiche delle tre opere in esame. Prefazione di Roberto Faenza.
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