Soffia il sogno. Festa nazionale dell'Unità 1981. Voci dal grande evento di Torino

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Edizioni Mille
Canale Gianni Ubaldo
Libro in brossura
11 Settembre 2024
266
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«Abbiamo fatto tutto nell'ottica di raggiungere un sogno, di far sì che la vita nella società per tutti fosse diversa e fosse migliore». La visualizzazione di questo sogno è stata la Festa nazionale dell'Unità del 1981, svoltasi a Torino. In questa città, tradita dalla trasformazione industriale - ma anche dalla cattiva coscienza del management della fabbrica di quegli anni -, il Partito degli operai affrontò a viso aperto temi impegnativi. Su tutti, quello dell'innovazione tecnologica nei processi produttivi. I dirigenti si mostrarono disponibili al salto di qualità dei rapporti fra capitale e giustizia sociale, necessario nella cultura prima che nella politica. Una situazione nuova e non prevista, combinata con le avvisaglie dei rischi di una globalizzazione incontrollata. Ogni aspetto di quelle Festa fu assunto come dimostrazione di una possibile città futura, razionale e inclusiva. A incominciare dalla valorizzazione di un'area amata dai torinesi e da tutti gli italiani che l'avevano calcata vent'anni prima per i 100 anni dell'Unità del Paese, Italia '61: architettura degli spazi, articolazione delle proposte in un quadro paritario e armonioso; saper fare e saper immaginare; ingegneria applicata alle necessità, ma ispirata dal desiderio di stupire; le abilità maturate sulla via della modernizzazione applicate a un evento che avrebbe avuto un inizio e una fine, l'internazionalismo praticato con la partecipazione di delegazioni da tutti gli Stati a governo comunista in quel tempo; la costruzione di un "festival" nella Festa che avrebbe coinvolto tutti i giovani di ogni colore politico. Alla base c'era l'impegno libero e generoso delle maestranze nella tradizione più genuina delle feste del Partito (compresa l'offerta culinaria). Integrato con quello di professionalità competenti e geniali, e d dirigenti che si tirarono su le maniche anche per lavorare a fianco a fianco degli operai. La "più bella Festa " fu subito compresa come paradigma di qualcosa che doveva accadere oltre. Il tutto accompagnato da una "colonna sonora" composta dalla presenza ogni sera del fior fiore della canzone d'autore, per un festival nella festa che fu tra i più ricchi di artisti, in una combinazione inedita e di fatto irripetibile. A suggello, due contributi importanti: quello sulla pace della Presidente della Camera Nilde Iotti, ad apertura, e quello sulla necessità di un salto morale nell'intreccio sviluppo-qualità-economia del Segretario nazionale Enrico Berlinguer, nel comizio finale che registrò un'impressionante quantità di presenti. L'Autore ha iniziato un anno fa l'opera di raccolta dei ricordi di quella Festa: nel libro presenta le interviste a 37 testimoni diretti, favorevolmente disposti a consegnare alla memoria collettiva - soprattutto a quella delle nuove generazioni - i pensieri e le emozioni suscitati dall'evento. Tutti con il desiderio di sentire di nuovo soffiare il sogno.
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