Anticristo. Storia e mito (L')

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Mondadori
Vannini Marco
Saggi
Libro rilegato
01 Giugno 2015
216
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C'è un mito che ritroviamo quasi universalmente nel pensiero arcaico, dalla Mesopotamia all'Iran, dall'India alla Scandinavia fino al mondo semitico. È quello dell'Antidio, l'eterno avversario del bene, forza delle tenebre e dell'abisso, opposto alla luce. Un mito che agisce ancora oggi nel profondo dell'immaginario collettivo, come dimostra la sua ampia presenza nella letteratura, nel cinema, nei fumetti, nel web: basta navigare fra i siti Internet per scoprire che l'idea di un Antagonista, già nato o prossimo a venire, è tuttora molto diffusa. In questo libro Marco Vannini, figura di spicco negli studi sulla tradizione mistica occidentale, traccia un quadro dell'evoluzione storica del mito, mettendo in rilievo come l'idea dell'Antidio, chiamato in questo caso Anticristo, percorra come un filo rosso anche lo sviluppo del cristianesimo. Se all'inizio, nel visionario libro dell'Apocalisse, la figura coincide con la Bestia che sorge dal mare, connotata da quel numero 666 che ancora vive nelle suggestioni inquietanti dei riti satanici, nel corso dei secoli «l'uomo dell'iniquità», come lo chiama san Paolo, prende vesti diverse, da Nerone a Maometto, da Marx a Hitler a Pol Pot. E spesso viene evocato da quanti, insoddisfatti del tempo in cui vivono, chiedono un rinnovamento radicale della Chiesa e della società. Si va così dai Padri della Chiesa nei primi secoli dell'era cristiana al millenarismo medievale. Durante la Riforma, il luteranesimo e le varie confessioni che ne derivano lo identificano con lo stesso papa romano. Più di recente lo evocano nei loro libri scrittori come Dostoevskij , Solov'ëv o Nieztsche, che intitola una suo testo appunto L'Anticristo. E in quanto principio del male, l'Anticristo è il protagonista della congiura ebraico-massonica oggetto dei famosi Protocolli dei Savi di Sion, opera della polizia zarista che circolerà nella colta Europa dell'inizio del Novecento, fonte d'ispirazione per un tragico antisemitismo e per concezioni opposte ma ugualmente disumanizzanti come il nazifascismo e il marxismo. A sorpresa, però, il lettore scopre in queste pagine che la figura dell'Anticristo compare anche nell'Islam, dove corrisponde a quel «Grande Satana» tanto spesso evocato ieri dai talebani di Khomeini e dai fondamentalisti di Osama e oggi dagli islamisti del califfato, che lo identificano con la cultura occidentale nel suo complesso e, in particolare, con Israele e gli Stati Uniti. Eppure, rileva Vannini, la lettura che ne è stata data durante i secoli è un travisamento dell'idea originaria: «L'Anticristo non ha niente a che vedere con le fantasie apocalittiche»; nel Vangelo, infatti, di Anticristo - anzi, di Anticristi - parlano solo le Lettere di Giovanni, che li identificano con coloro che, all'interno della comunità cristiana, non accettano la divinità del Cristo. «Gli Anticristi sono due: uno vero, della fede, e uno falso, della superstizione (...)
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