Tra suono e senso
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«Esitazione prolungata tra suono e senso»: così teorizzava Valéry a proposito del suo stesso poetare. La poesia di Bonchino mostra però chiaramente i motivi del proprio librarsi tra suono e senso, costituendosi oggetto originalissimo e affascinante, pur con questi due fondamentali ingredienti: fonicità riccamente semantica e spessore conoscitivo. Il suono è orchestrato in sistema di timbri, di metri e ipermetri, di silenzi e sequenze copiose, di sintagmi che già volano nel cielo poetico europeo e di altri del tutto nuovi: così il suono è suggestione di significati, di ondate continue di significati, per l'intero percorso di questo mirabile libro. Il senso è conoscenza: già nel sorgere dagli occhi e, più, dalla coscienza di Bonchino, così risentita di presenza etiche e religiose. Il senso è anche indicazione di direzioni, come vuole il suo etymon, frecce profonde verso ogni punto cardinale dell'esserci. Ed inoltre è significato, ancora e soprattutto significato. Infine, perché no, è facoltà attiva e passiva di percepire il fuori e il dentro, con privilegio per una disposizione che, meglio della ragione discorsiva, registra tenerezze di eros. Con un saggio introduttivo di Emerico Giachery.
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