Questo mondiale s'ha da fare

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Ceroni Nino, Marani M. (cur.)
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Libro in brossura
10 Novembre 2025
144
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In oltre 100 anni di storia i Campionati del Mondo di ciclismo su strada si sono disputati in Italia per 14 volte. Nel nostro Paese solo tre città ne hanno avuto la grande opportunità per più di una volta: Varese, Verona e Imola. Se Imola nel 2020 è riuscita in un'impresa storica, quella di organizzare i Mondiali in soli 21 giorni, in piena pandemia, è anche e soprattutto per la credibilità di cui godeva. Per la credibilità che, nel ciclismo, ha saputo costruirsi. Certamente Imola è credibile per il suo tessuto sociale, per le strutture che un impianto come l'Autodromo Enzo e Dino Ferrari può mettere a disposizione. Ma un po' di merito, e forse tanto, ce l'ha anche Nino Ceroni, questo è certo. Perché quel Campionato del Mondo del 1968 che lui riuscì ad organizzare, mosso inizialmente da una ripicca personale, è stato un concentrato di determinazione e innovazione, di competenza e marketing. Nino Ceroni, con il Campionato del Mondo che ancora oggi ricordiamo per l'iride di Vittorio Adorni e il vantaggio record sul secondo classificato, ha segnato un'epoca. Ha fatto entrare il ciclismo nella modernità. Il Mondiale del 1968 segna un cambio epocale. Oggi diamo per scontati certi standard organizzativi, ma nel 1968 era tutto innovativo. Quel giorno, a Imola, cambia il modo di vivere gli eventi sportivi. Tutti ricordiamo il trionfo a braccia alzate di Adorni. In questo volume, invece, c'è qualcos'altro. Ci sono i tortellini fumanti della Gris 2000, con l'intercessione di Diego Ronchini, e i grandi monitor della Germanvox, per la collaborazione con Romano Cenni. Ci sono i primi adesivi e il cambiovaluta, come Ceroni aveva visto e memorizzato al Tour de France, seguito in auto con Sabelli Fioretti, Ci sono litri di Albana e Sangiovese e più di 120mila biglietti venduti. Qui raccontiamo il percorso che ha portato Nino Ceroni a mettere in piedi quel palcoscenico così speciale. Raccontiamo ciò che ha costruito una cultura che rimane ancora oggi, più o meno latente, nella città. Quella che segue è una lunga intervista, in cui Nino Ceroni parla in prima persona. Ci sono anche le «spigolature», come le chiama Ceroni, quelle curiosità che possono apparire secondarie, ma che sono fondamentali per avviare una conversazione e per contestualizzare la realtà. C'è spazio anche per le emozioni di altri protagonisti, di altri amici di Nino Ceroni, che raccontano quello che hanno visto e vissuto, e come hanno interagito con l'uomo Nino in tutti questi anni.
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