Confini conflitti rotte. Geopolitica della danza
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La danza, arte minore, per pochi eletti, esornativa, o socio-intrattenitiva di basso rango, o intellettuale e ostica ai più, e comunque qui non più rituale per tutti, sempre in lotta tra corpo e spirito, tra meccanica e cuore, in realtà è tutt'altra cosa, altamente simbolica, specchio privilegiato di regimi, riti e civilizzazioni. Trova le sue condizioni di esistenza nelle strutture sociali e nelle scelte politiche di ogni luogo del pianeta Terra in cui si dispiega con la sua tecnica, la sua estetica, i suoi messaggi, nel tempo e nello spazio. Rispecchia l'organizzazione delle comunità, i conflitti, le battaglie ideologiche, i confini che dovrebbero ingabbiarla. La parola "danza" in quell'area che si usa definire "Occidente" evoca e indica subito la nostra, bianca, dal balletto alle forme moderne e postmoderne, considerate superiori e più evolute delle "altre".Svoltato il millennio, questa pigrizia di corta visione non è più sufficiente e le vicende del corpo in performance vanno lette in un'ottica globale, complessiva, comprensiva delle questioni di "razza", genere, identità, costume.
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