Ecclesiologia nella storia. Dal XIII al XV secolo
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La Chiesa cattolica, in opposizione dialettica con il potere politico dell'Imperatore e con le aspirazioni di purezza evangelica dei movimenti dichiarati ereticali, assume quella identità forte che manterrà (con lievi modifiche di linguaggio, di immagine) sino ai nostri giorni. La ricostruzione di questo processo conosce passaggi sorprendenti, talora paradossali, che spererei non sfuggissero al lettore sommerso dalla mole di documenti e letteratura teologica che la trattazione analitica, specialistica, di queste pagine presenta. Esemplificazione significativa: il caso della "infallibilità pontificia". Ancora nel XIII secolo si ritiene che «la Chiesa presa nella sua totalità, come congregatio o universitas fidelium, non può fallire, ma questa o quella parte della Chiesa può fallire, anche alcuni vescovi, anche il papa. Si considera universalmente che il papa possa errare e cadere nell'eresia, ancorché alcuni abbiano scrupolo a dirlo». A questa considerazione condivisa all'unanimità si oppongono alcuni teologi come Pietro Giovanni Olivi prima e Guido Terreni dopo.
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