Rise il ruscello. La poesia per l'infanzia in Italia fra Otto e Novecento
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Il saggio parte dalla considerazione che Rodari è sì stato un grande autore, però la sua «lezione» - per quanto riguarda la poesia per l'infanzia - ha finito per debordare, sino a trasmettere l'idea che poesia per l'infanzia vuol dire solo filastrocca, gioco di parola. Eppure non è affatto così: la filastrocca è soltanto un itinerario della poesia e spinge esclusivamente alla dimensione ludica del linguaggio. Non si negherà che la poesia è anche questo, ma è soprattutto percorso nei sentimenti umani, avvio all'interiorità, riflessione sulla vita, emozione. È uno strumento che avvia a confrontarsi con tutte le emozioni umane: la felicità e la tristezza, il sogno e la rabbia, il ricordo e la speranza, il rapporto col mondo e con gli altri. Forse il momento in cui la poesia per l'infanzia italiana ha saputo rivolgersi al mondo interiore del piccolo lettore è stata quella tra 800 e 900: poeti come Novaro, Moretti, Valeri, Pertile, De Amicis, Pezzani hanno scritto del tempo che scorre e dei sogni ad occhi aperti, della poesia delle stagioni che mutano e degli animali, della gentilezza del cuore e della bellezza, della sacralità insita nelle cose. Senza questi sentimenti non c'è Poesia.
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