Credere in ciò che si fa o s'immagina è il primo passo per accostarsi al vero o per tentarne la conquista, attraverso la parola. E questo non è certamente, per me come per ogni poeta che voglia definirsi tale, un rifugio retorico o una sosta transitoria dell'essere, ma l'incipit di un itinerario intenso e accattivante, pur se estremamente insidioso, denso di rischi, di smarrimenti e di contraddizioni: l'itinerario di chi sa e vuole usare la parola come specchio di una vita vera, magnifica e autentica è l'interpretazione personale della sua estrema vitalità.