"La tragica bellezza di questa (possiamo dirlo senza esagerazione) autentica poesia, è tale per una sorta di serena estasi (se estasi significa etimologicamente essere al di sopra, fuori, aldilà, in trance o in sogno), un'estasi che è propriamente racchiusa in quello che dovrebbe essere considerato il cuore stesso della poesia, ossia la sua scrittura, e quindi, in questo caso, è al di là del discorso comune sulla propria cecità infantile, in una estasiata e sognata ricreazione della bellezza, già vista prima e ora come rivista." (Neuro Bonifazi)